Mondiali, Argentina-Inghilterra: una rivalità che va oltre il calcio

La prossima semifinale dei Mondiali maschili di calcio tra Argentina e Inghilterra riaccende una rivalità storica che trascende il semplice ambito sportivo. Sebbene l’allenatore argentino Lionel Scaloni abbia dichiarato che si tratterà “solo di una partita di calcio”, per molti tifosi e giocatori argentini il significato è ben più profondo, come testimonia un coro che fa riferimento alla guerra delle Falkland/Malvinas del 1982 e a figure iconiche come Diego Armando Maradona e Lionel Messi.
Il coro menziona la “quarta stella”, che rappresenterebbe il quarto titolo mondiale per l’Argentina in caso di vittoria. Le Malvinas, o Falkland, sono un arcipelago conteso da decenni tra Regno Unito e Argentina, che le rivendica come proprie nonostante siano sotto il controllo britannico dal 1833. La questione delle Falkland/Malvinas rimane un punto centrale nell’identità nazionale argentina, presente in vari aspetti della vita quotidiana, dalle banconote alla Costituzione.
Le radici storiche della rivalità
Il calcio fu introdotto in Argentina dagli inglesi nell’Ottocento, quando molti emigrarono per lavoro. La prima partita di calcio documentata in Argentina fu organizzata nel 1867 dai fratelli Hogg a Palermo, Buenos Aires. La federazione calcistica argentina, una delle più antiche al mondo, fu fondata nel 1893 da Alexander Watson Hutton, un immigrato scozzese. Tuttavia, il calcio divenne popolare solo nel Novecento, assumendo un ruolo culturale e politico significativo, specialmente nei quartieri più poveri.
Il presidente Juan Domingo Perón, tra gli anni Quaranta e Cinquanta, trasformò il calcio in un simbolo dell’emancipazione argentina dalle potenze europee. Un momento chiave fu l’amichevole del 14 maggio 1953 a Buenos Aires, in cui l’Argentina sconfisse per la prima volta l’Inghilterra, un evento così rilevante da far diventare il 14 maggio la Giornata nazionale del calciatore argentino. Anche dopo la caduta del governo di Perón, il calcio continuò a essere uno strumento per rivendicazioni politiche, economiche e militari, con l’Inghilterra spesso come bersaglio.
I rapporti tra le due nazionali si deteriorarono nel 1966, durante un quarto di finale dei Mondiali in Inghilterra. Il capitano argentino Antonio Rattín fu espulso per proteste, e dopo la partita, vinta 1-0 dall’Inghilterra, l’allenatore inglese Alf Ramsey definì gli argentini “animali”. Il generale argentino Juan Carlos Onganía sfruttò l’indignazione popolare, invitando la squadra al palazzo presidenziale e definendo i giocatori “campioni morali”.
La guerra delle Falkland/Malvinas e la “Mano de Dios”
Il momento più significativo della rivalità arrivò vent’anni dopo, nel 1986, quando le due nazionali si incontrarono nuovamente ai quarti di finale dei Mondiali in Messico. L’Argentina aveva da poco superato una dittatura e aveva perso la guerra delle Falkland/Malvinas contro il Regno Unito solo quattro anni prima. Le isole, distanti circa 500 chilometri dalle coste argentine, sono state sotto il controllo britannico dal 1833 e sono oggi un territorio d’oltremare britannico.
La guerra delle Falkland/Malvinas, iniziata il 2 aprile 1982 a seguito di un’iniziativa argentina e conclusasi il 14 giugno con la vittoria britannica, fu un conflitto breve ma intenso. L’Argentina, guidata dal generale Leopoldo Galtieri, tentò di recuperare consenso popolare puntando sulla riconquista delle isole. L’invasione iniziò il 19 marzo con lo sbarco di presunti civili argentini nella Georgia del Sud, e all’inizio di aprile l’Argentina prese il controllo di Port Stanley, la capitale delle Falkland/Malvinas, che fu ribattezzata Puerto Argentino.
La risposta di Londra, sotto la guida della premier Margaret Thatcher, fu rapida. Il 5 aprile furono inviate le portaerei HMS Hermes e HMS Invincible, seguite da oltre duecento navi e aerei. I combattimenti videro prevalere gli inglesi, e il conflitto si concluse con un bilancio di 649 morti argentini e 255 britannici. Quattro anni dopo la sconfitta militare, l’Argentina ottenne una rivincita sul campo di calcio.
La partita del 1986 è ricordata per i due gol di Diego Armando Maradona: il primo, la famosa “mano de dios”, e il secondo, considerato il “gol del secolo”. Maradona stesso, nella sua autobiografia, scrisse di preferire il gol di mano, paragonandolo a un “furto dal portafogli di un inglese”. Per gli argentini, quella partita fu una rivalsa per la guerra delle Falkland/Malvinas. Da allora, le due nazionali si sono incontrate ai Mondiali nel 1998, con una vittoria argentina ai rigori, e nel 2002, con una vittoria inglese per 1-0. Nessuna di queste partite, tuttavia, ha avuto lo stesso significato emotivo di quelle del 1966 e del 1986.
Per i tifosi argentini, la sfida contro l’Inghilterra non è solo una partita, ma un’occasione per rievocare sentimenti e memorie storiche. Il calcio in Argentina è spesso un ammortizzatore sociale e una forma di resistenza psicologica, con la nazionale che rappresenta il popolo. La squadra attuale, guidata da Lionel Messi, incarna questa condizione, mostrando una ferocia agonistica e una capacità di soffrire che va oltre il semplice aspetto sportivo. La memoria collettiva dei popoli non subisce le stesse riforme della FIFA, e le ferite storiche possono riaprirsi anche per un fallo o un rigore.
Mercoledì l’Argentina giocherà contro l’Inghilterra nella seconda semifinale dei Mondiali maschili di calcio.


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Source: ilpost.it