Caso arbitri: assenza di prove porta all’archiviazione dell’inchiesta su Rocchi e l’Inter

Caso arbitri, 'non prove ma suggestioni degradate anche a illazioni'

La Procura di Milano ha archiviato la posizione dell’Inter nell’ambito dell’inchiesta sul caso arbitri, sottolineando l’assenza di prove concrete a supporto delle ipotesi di frode sportiva. Il decreto di archiviazione, lungo 18 pagine, evidenzia come le accuse si basassero su «ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari» e di «svolgere utilmente investigazioni di ogni genere».

Anche per l’ex designatore Gianluca Rocchi, indagato per frode sportiva, è stata chiesta l’archiviazione. L’assenza di elementi probatori porta a degradare l’ipotesi di frode sportiva «al rango della mera illazione». La Procura Generale ha ora sei mesi per valutare la decisione del pubblico ministero o richiedere ulteriori approfondimenti.

Le intercettazioni e il vuoto probatorio

Le intercettazioni telefoniche, sebbene riportate in parte nel provvedimento, non hanno delineato contatti diretti tra il club nerazzurro e l’ex designatore. Un esempio citato è una telefonata risalente al periodo in cui Inter e Napoli erano in testa a testa per lo scudetto. Il 3 aprile dell’anno scorso, Rocchi, parlando con l’ex arbitro Dino Tommasi, affermava: «Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi c’abbiamo quella settimana che è cruciale per l’Inter, che c’hanno Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma».

In un’altra conversazione, Rocchi aggiungeva: «Tra l’altro mi chiedevano (per il pm quelli dell’Inter) ‘ma Colombo non si ha mai?’ guarda Colombo ve lo prendete le prossime giornate». Questa e altre intercettazioni non sono state considerate sufficienti a dimostrare un coinvolgimento diretto del club in attività illecite. I pubblici ministeri hanno evidenziato un «vuoto probatorio» che ha reso inutili ulteriori atti investigativi, come il sequestro di PC e telefoni, soprattutto dopo la risonanza mediatica della vicenda.

La Procura di Milano ha chiarito che non si esce dal campo delle ipotesi o delle suggestioni e che tra le ipotesi «residuali» c’è quella che le presunte interferenze dell’ex designatore arbitrale fossero legate alla promessa di un’utilità, «consistente in progressioni di carriera nel sistema arbitrale prossimo a possibili ristrutturazioni». Questo teorema si baserebbe sull’«esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da un lato, e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella Lega da parte dell’Fc Internazionale, nella persona di Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina».

Tuttavia, per i pubblici ministeri, si tratta di una base probatoria «inidonea a provare l’ipotesi di frode sportiva specifica, che richiede un principio di prova, anche indiziario, di una promessa di utilità, posta in essere da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi, perché costui accettasse interferenze volte a turbare la regolarità della gara». Tale indizio è risultato assente dopo due anni di indagini.

Arbitropoli? Nessuna prova, solo illazioni. Così la Procura ha chiuso l’inchiesta su Rocchi e l’Inter
Gianluca Rocchi (Ansa) Credit: panorama.it

Le ‘bussate’ alla sala Var e le valutazioni future

Per quanto riguarda il filone delle cosiddette ‘bussate’ alla sala Var di Lissone, la competenza è stata trasmessa a Monza. Gli inquirenti milanesi hanno anticipato le loro valutazioni, escludendo anche in questo caso l’esistenza di una frode. La ricostruzione dei singoli episodi contestati esclude la sussistenza di una prova che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare. L’assenza di riscontri ha portato a escludere qualsiasi forma di asservimento o organizzazione volta a manipolare le partite.

Tutte le carte dell’inchiesta sono state inviate alla Procura federale, guidata da Giuseppe Chiné, che dovrà valutare l’eventuale esistenza di comportamenti illeciti secondo il codice sportivo. Le motivazioni dell’archiviazione penale avranno un peso sulle valutazioni dell’ufficio di Chiné, che opera con criteri in parte differenti rispetto a quelli penali. L’inchiesta si è conclusa con archiviazioni, senza riscontrare un «sistema strutturato» di interferenze penalmente rilevanti.

La notizia dell’invio di un avviso di garanzia a Rocchi è diventata di pubblico dominio lo scorso 25 aprile.

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Source: ansa.it

Chiara Greco è giornalista di Ultime Notizie Oggi e si occupa di spettacolo, cultura, tecnologia e società, raccontando le storie che descrivono l'Italia di oggi.